L'evoluzione è fattibile grazie all'esperienza di chi ci ha preceduto, facendone tesoro.

 

 

I principali ostacoli al raggiungimento del successo personale sono la debolezza di propositi e la mancanza di impegno

 

 

La tua strada può essere lunga o corta, ma se non fai il primo passo sarà infinita.

 

 

Non cercare la via per vincere gli altri, ma la strada per superare te stesso.

   

 

Il miglior riconoscimento per la fatica fatta non è ciò che se ne ricava, ma ciò che si diventa grazie ad essa.

 

Nota per il lettore: è mio dovere sottolineare che l’utilizzo di materiale dell’associazione
“act!onaid” è puramente casuale e che non è mia intenzione promuovere un attacco verso di essa.

   

Se osservando le immagini qui sopra ti sei emozionato, allora può anche darsi che tu sia una persona di animo buono; ma guardati bene dal non cadere nella trappola di luoghi comuni appositamente adoperati per abbindolare gli individui deboli, che a loro volta per molteplici ragioni non riescono ad approfondire ciò che vedono.


Se me lo concedi vorrei portarti a riflettere su come il nostro cervello è costantemente bersagliato da informazioni e/o richieste tese talvolta a destabilizzare l’equilibrio (psico-emotivo) personale di ognuno, e riuscendo inoltre a denudare quell’intrinseco e particolare “senso di colpa” che, una volta innescato, vive perenne nella coscienza dell’uomo.
Ci giungono molteplici “input”, a volte in maniera esplicita e diretta, altre attraverso dei “messaggi subliminali”, che condizionano il nostro modo di pensare, portandoci ad una reazione “indotta”, verso una direzione “indotta”.
Tuttavia, questi messaggi spesso si riferiscono soltanto a uno fra gli innumerevoli problemi reali che, ahinoi, affliggono la vita dell’intera umanità.

Domanda: E di tutti gli altri problemi… chi te ne parla?

Ora osserva attentamente la foto sottostante: noterai che si tratta di un “classico” richiamo umanitario che basa la sua efficacia sull’utilizzo di immagini di bambini ritratti in pose “codificate”, volte a commuovere ed attirare l’attenzione su problemi che riguardano molte delle popolazioni nel mondo, senza sapere se gli aiuti richiesti sono in effetti erogati o se i soggetti ritratti non sono in verità “sfruttati” dai loro stessi “soccorritori” per scopi secondari, o meglio, meschini!!

Basti pensare a tutto il materiale pubblicitario che ci viene recapitato attraverso la nostra banca, tramite posta o via internet, oppure agli opuscoli che troviamo in chiesa piuttosto che  “casualmente” in occasione di eventi mondani. Non parliamo poi di ciò che ogni anno, soprattutto nel periodo di Natale, ci viene propinato da diverse fonti sempre con lo stesso fine, e cioè bersagliare la folta schiera degli ingenui buonisti.

Perché ho citato più volte il termine codificate? Se fai attenzione all’inquadratura potrai scorgere un particolare interessante, vale a dire che l’obiettivo della macchina fotografica è posto strategicamente più in alto rispetto al soggetto (conta che per questo genere di scatti la regola è sempre la stessa e cioè “dall’alto verso il basso” – se non ci credi controlla le fotografie sottostanti) così che d’impatto tu possa essere indotto a sentirti “superiore” o in qualche modo “responsabile”, e perché questa dilatata sensazione ti tolga la lucidità del respiro, rendendoti vulnerabile e debole. Dunque manipolabile!


          

Certo, è anche vero che la visione di occhi così grandi, sgranati e comunque belli come li hanno i bambini in primo piano riuscirebbe a sciogliere il cuore di chiunque. Ma ciò accade soprattutto quando questa visione avviene nel bel mezzo di un momento di allegria, riuscendo così a graffiare l’anima di chi li osserva, forse per via dello stato di sterile “superiorità” in cui ci si riconosce.

Domanda: Di tutto questo… tu sei davvero colpevole?

E ora comincia la vera “confidenza controcorrente”, che forse non ti aspetti venga fatta, ancora di più se su un argomento molto delicato ma che come altri, suo malgrado, rischia di divenire un “luogo comune”. 

Prova ad esaminare tutto questo con occhi diversi e considera invece che il più delle volte il fine è quello di raccogliere soldi (che per convenienza vengono chiamati “fondi”), del cui utilizzo però non si hanno prove tangibili. Tu hai forse delle prove tangibili? Davvero tangibili a parte il fatto di averlo sentito dire da terzi? 

Pensa che si scopre che spesso i “fondi” (basti pensare a molte notizie di cronaca degli anni appena trascorsi) vengono utilizzati per incentivare ciò che si può definire palesemente illecito, oppure, come più volte ci hanno riferito i telegiornali, vengono “spesi” (cioè sperperati!!) ancora prima che il processo attivato volga al termine. 

Questa è la mia opinione: personalmente mi sono sentito un vigliacco dopo avere inviato uno o più sms o bollettini postali di raccolta fondi, non per il gesto in sé ma perché riflettendoci fa specie pensare di potersi limitare a quello.
Dunque sono arrivato a pensare che la gente che “contribuisce” a queste associazioni possa essere divisa in due categorie: chi lo fa senza limitarsi a questo, ma prodigandosi in prima persona e secondo le proprie possibilità in aiuti concreti a chi gli sta vicino; e chi lo fa inconsciamente solo per saziare il proprio senso di colpa, cioè un “poverino” divenuto “buono a comando” che non sa fare dell’altro, nutrendo la schiera dei “buonisti”.

Per chiudere dunque il cerchio, e ritornare al sentimento che ci porta a voler “aiutare”, e dal quale siamo partiti, ti chiedo di mettere da parte per un istante quanto letto sino ad ora, e rispondere a questa domanda: nella vita hai mai provato ad aiutare qualcuno che ti è vicino, magari molto più di quanto non immagini, invece di perderti in iniziative (forse utopiche) destinate a luoghi geograficamente opposti a te?

Se ci rifletti ti renderai certamente conto di quanto vieni spinto ad allontanare il tuo pensiero dalla realtà in cui vivi, affinché venga proiettato verso altre mete del mondo. Diversamente, il tuo fantomatico “vicino” quantomeno potrebbe ringraziarti di persona per quello che faresti, stringerti forte la mano mentre sorride mostrandoti la sua immensa gratitudine, e ovviamente, senza che tu aspetti nulla in cambio. Se hai voglia di aiutare il tuo prossimo, non me ne vorrà e non te ne vorrà il “Signore” (o qualsiasi Dio in cui credi) se preferisci cercarlo in qualcuno non lontano da te, veramente bisognoso del tuo aiuto.

Potresti contribuire a risollevare o sostentare (dunque non solo con un sms) ad esempio le seguenti persone:

– Le tante famiglie italiane disagiate (ce ne sono di certo anche nella tua città) che non riescono a sfamare i loro bambini, i quali a loro volta rischiano di ammalarsi, contrarre delle infezioni, ed in certi casi, anche di morire;

– I poveri bambini che aspettano un’adozione o sono ammalati negli ospedali, che (tramite volontariato nelle associazioni di assistenza, impegnando tempo che altrimenti verrebbe magari speso per attività futili) possono trovare conforto e gioia nella vicinanza di persone “amiche”;

– I bambini e lepersone nate con delle malformazioni fisiche “inguardabili”, per questo rinchiuse in strutture apposite, e che per lo stesso motivo non vivranno mai con quelle “normali” visto che in pochi sarebbero disposti a guardarli dritti negli occhi senza trasmettergli ribrezzo o paura, mentre tanti altri, addirittura, neppure sanno della loro esistenza;

– Chi permanentemente è costretto a causa di gravi malattie a rimanere a letto, o su una sedia a rotelle (ce ne sono di certo anche nella tua città), e letteralmente prega perché qualcuno si offra di fargli la spesa, o magari di andare a comprargli le medicine in farmacia, forse, perché oltre all’ascensore, non ha neppure un parente su cui contare;

– Tutte le persone che negli anni hanno perso la propria famiglia e tutti i loro beni per via di calamità naturali, tanto violente quanto drammatiche e spietate, e che ancora oggi vivono in accampamenti o abitazioni di fortuna, nonostante magari abbiano riportato delle invalidità psicofisiche;

– Gli anziani – soli o genitori di “figli” ingrati e desiderosi della bella vita – lasciati a se stessi in ospedali, case di cura, o negli ospizi (ce ne saranno di certo anche nella tua città), dove tra un affanno e l’altro, in silenzio, scrutano l’orizzonte da una finestra, mentre sperano in cuor loro che qualcuno li vada a trovare, anche se solo per pochi minuti, forse prima di morire.

Non aggiungo altri esempi perchè ormai avrai capito che se tu volessi potresti trovarne dieci volte quanti ne ho proposti io, la maggior parte dei quali la gente non conosce, o non considera, o non vede neppure.

Siamo arrivati davvero alla fine di questo percorso, ma non stupirti perché questi sono, e rimangono, degli esempi; altri puoi metterli a fuoco tu stesso, se soltanto cominci a guardare la vita con gli occhi dell’anima (invece che attraverso quelli del “Grande Fratello”). Ti invito a riflettere su quanto si è “portati a tenere gli occhi chiusi” in merito a molte realtà (spesso anche perché è più “facile” far finta di non vedere che affrontare le situazioni), o meglio, a come osserviamo soltanto nella direzione in cui ci spingono a farlo, rimanendo facili prede di meschini convinti di poter sfruttare la nostra dignità. Balle!! Svegliati!!

Apri gli occhi e comincia a metabolizzare una volta per tutte l’idea di poter agire attivamente in prima persona negli eventi della vita, invece di cedere alla tentazione di “pulirti l’anima” donando qualche euro (ancora più facile quando ne avanzano) invece di contribuire a cambiare la realtà in cui vivi insieme alle persone alle quali vuoi bene, o vicino ai tuoi “vicini”. Spesso é più semplice mandare un aiuto economico piuttosto che “sporcarsi le mani” in prima persona, prendendo davvero contatto con la realtà, toccando con mano le difficoltà che possono incontrarsi in ogni iniziativa.
Grazie al tuo reale sostegno avresti la possibilità di aiutare qualcuno a superare momenti difficili, alleviandogli dolore e sofferenza.

Tuttavia prima di giungere a questo punto di partenza sarebbe propedeutico riuscire a focalizzare la condizione necessaria per affrontare questa esperienza: vale a dire assicurarsi che la propria coscienza sia nutrita davvero da sani principi, quali la predisposizione all’altruismo, l’amore verso il prossimo, la voglia di crescita, e perché no, il desiderio di una “purificazione”.

Ma sii cosciente fin dall’inizio del fatto che bisognerà investire parte della propria vita intesa come tempo prezioso… allora?

Grazie per avere dedicato del tempo a questa confidenza controcorrente, che spero abbia suscitato delle riflessioni; ma soprattutto spero tu abbia capito il succo di tutto questo: non farti condizionare dalle menti astute, ma scegli di vivere o di soffrire soltanto secondo la tua spontanea volontà. Cerca di intraprendere la strada che discosta dall’ipocrisia, o dallo “stupido” buonismo.

E per concludere, un ultimo consiglio: se dopo tutto ciò che hai letto riconosci di essere una persona che, nonostante ne possa essere colpito, ha poco interesse nel tentare di risolvere le problematiche che non lo riguardano da vicino e nelle quali non può entrare in qualche modo “di persona”, ammettilo e vivi sereno con te stesso (come faccio io).
L’importante è non divenire uno dei (tanto citati in questa confidenza) “buonisti”, cioè chi buono non è, ma lo vuole apparire.

Diversamente, se davvero vuoi aiutare chi ritieni ne abbia bisogno, fallo “con gli attributi”, affrontando difficoltà e critiche. Come infatti si dice che il minimo battito d’ali di una farfalla possa essere in grado di provocare un uragano dall’altra parte del mondo, così credo che la miglior cosa da fare sia cominciare a prodigare aiuto a chi ci sta vicino; l’azione di ciascuno contribuirà a provocare a lungo andare l’effetto di una bomba atomica d’amore.


Non sognare di poter cambiare la parte del mondo che non ti appartiene,
se ancora non hai cambiato la tua, e in ogni caso parti da te stesso.

 

Se vuoi fare una libera confidenza perché ti senti libero da pregiudizi e luoghi comuni, scrivi all’indirizzo:
eternamentelibero@libero.it

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