di Francesca Pastorelli

Leggendo un libro alcuni giorni fa mi sono imbattuta nella frase: “Nessun uomo è un’isola!!” e da qui sono nate alcune mie riflessioni.

E’ vero nessun uomo è un’isola eppure la società del giorno d’oggi fa di tutto per convincerci del contrario, ci spinge ad isolarci sempre di più, a non fidarci di nessuno, a prendere delle scorciatoie per raggiungere i nostri obiettivi calpestando persone e sentimenti e siamo continuamente spinti a basare tutto sull’esteriorità.
Purtroppo anch’io, come tanti altri, mi sono imbattuta in persone alle quali ho voluto veramente bene che ad un tratto mi hanno girato le spalle, apparentemente senza motivo, poi ho riflettuto ed ho capito: semplicemente non avevano più bisogno di me.
La cosa mi ha ferito, mi ha fatto arrabbiare, mi ha sfiduciato anche perché io non  avevo chiesto niente se non la loro amicizia. Per amicizia non intendo un rapporto simbiotico secondo il quale ci si deve vedere o sentire tutti i giorni; amicizia è esserci anche solo per ascoltare, è capire immediatamente quando qualcosa non va, è dare aiuto anche solo con una parola o un piccolo gesto, è provare piacere nello stare insieme forse più nei momenti difficili che in quelli di divertimento.
Ero così arrivata alla conclusione che non ci fosse via d’uscita, che non ci fosse più nessuno al di fuori della mia famiglia, di Diego ed alcune “mosche bianche” a considerare  l’amore, l’amicizia più importanti delle cose materiali.
Poi un giorno ho varcato la soglia dell’Heijo Shin Dojo (ECCO DOV’ERANO FINITI TUTTI!!!!).
Ho assistito ad una lezione dove si parlava di come eseguire correttamente una tecnica di Karate, ma si parlava soprattutto di umiltà, di rispetto, di educazione, di risultati ottenuti  con sacrificio e perseveranza e  di come si provi gioia quando si ottiene qualcosa che scaturisce da impegno e sofferenza; insomma tutto quello che mi avevano insegnato i miei genitori ma che faticavo a riscontrare intorno a me. Si è accesa allora una scintilla di speranza!!

Frequentando le lezioni di Karate  ho potuto toccare con mano che tutto quello che veniva insegnato, veniva anche messo in pratica. Ho trovato un gruppo splendido formato da persone veramente speciali che mi hanno fatto subito sentire a casa mia e diversi di loro sono diventati miei “Amici”, nonostante anche la grande differenza d’età; nei miei momenti di difficoltà con un gesto od un consiglio mi hanno dato il giusto incoraggiamento, durante i loro momenti di sofferenza (quella vera) mi hanno donato degli splendidi esempi e mai come nei momenti  difficili abbiamo sentito il significato di quell’OSS! che tanto spesso pronunciamo; siamo come tanti vasi comunicanti impegnati in un continuo dare e ricevere.
Insomma questo gruppo mi ha ridato la fiducia, la speranza e la voglia di poter fare qualcosa per migliorare il mondo in cui viviamo; infatti tutti nel nostro piccolo possiamo dare un contributo con le nostre azioni, piccole o grandi che siano, perché le sole parole lasciano il tempo che trovano.
Il “nostro Karate” (cioè quello insegnato dal nostro Maestro) ci indica la via (DO). E’ una via di sudore e fatica quella da percorrere per eseguire bene un kata, un kumite o anche una semplice tecnica, ma seguendo questa strada si compie anche un lavoro interiore per migliorare noi stessi nel profondo.
E tutto quello che ci viene insegnato nel  Karate può e deve essere applicato alla vita quotidiana.

Quando ci viene detto di prendere esempio e di rispettare  i nostri senpai,  ci viene ricordato di ascoltare e portare rispetto alle persone anziane che con la loro esperienza e saggezza hanno sempre qualcosa da insegnarci.
E così anche quando dobbiamo essere noi il  modello per le cinture inferiori; infatti al di fuori del Dojo noi dobbiamo si predicare bene, ma anche “razzolare” bene, per far si che i nostri figli e quelli più piccoli di noi (e non solo) seguano il nostro esempio.
Quando invece ci viene detto di affrontare l’esame nel momento in cui ci si sente veramente pronti senza farci prendere dalla fretta di arrivare al kyu superiore, in realtà ci viene insegnato che bruciare le tappe non porta a nulla di buono, perché si corre il rischio di presentarsi agli  appuntamenti importanti della vita senza i giusti mezzi e la giusta esperienza  per poterli affrontare.
Quindi non si può ridurre il Karate ad un semplice sport, il Karate, o meglio il Karate-do per chi sa aprire il proprio cuore e la propria mente è una scuola di vita.
In questi quattro anni in cui l’ho praticato, ho visto tante “isole” approdare da noi e quelli che hanno avuto la forza e la perseveranza di rimanere non lo sono più, o meglio, si potrebbe dire che lo sono ancora, ma ora fanno parte di uno splendido arcipelago; l’Heijo Shin Dojo.

Oss!

P.S. Si tratta di un arcipelago un po’ strano, infatti è riuscito a spostarsi anche in collina!

Francesca Pastorelli
Allieva dell’Heijo Shin Dojo

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